Per favore non chiamateli laboratori! Vademecum del genitore responsabile

Per favore non chiamateli laboratori! Vademecum del genitore responsabile

“Ciò che distingue questo laboratorio da tutti gli altri laboratori esistenti è il metodo” scrive Bruno Munari nella presentazione del primo laboratorio per bambini alla Pinacoteca di Brera, a Milano. Non un semplice “parcheggio”, dove i bambini possono giocare con pennelli e tempere, “liberi di fare quello che vogliono avendo davanti agli occhi le riproduzioni esposte nel museo… (libertà che è un abbandonarli all’imitazione) e nemmeno soltanto un “raccontare” le opere d’arte …” L’irreprensibile Bruno Munari già nel lontano 1977 si preoccupava dell’onestà intellettuale di chi opera a fianco dei bambini oltre che della legittimità dell’uso della parola “laboratorio” che non può in nessun caso essere utilizzata sic et simpliciter solo per il fatto o piuttosto la circostanza di dare ad un bambino un’occasione di presunta creatività ratificata dall’uso di strumenti presumibilmente creativi come possono essere pennelli e tempere. A giudicare dalla quantità di “laboratori” per bambini che vengono proposti come fossero prezzemolo in ogni contesto e situazione, probabilmente la parola “laboratorio” dovrebbe essere sottoposta a tutela, al fine di tutelare in primis i bambini che vi partecipano. Partiamo dall’assunto, a titolo di esempio, che un pennarello è un pennarello ovvero “un tipo di penna con punta di feltro pressato e imbevuto di inchiostro a rapida essiccazione”(dizionario Garzanti): se sulla confezione leggo “Pennarelli” ma all’interno della confezione trovo degli stuzzicadenti sono naturalmente di fronte ad una mancata corrispondenza tra dichiarazione di contenuto e contenuto stesso, ovvero una truffa bella e buona. Da genitore ed operatore culturale provo un immenso fastidio nel vedere spacciati per “laboratori” nient’altro che agglomerati informi di colle-forbicine-cartoncini colorati …. Un laboratorio è prima di tutto uno spazio per la sperimentazione, un ambiente creativo, un luogo di scoperta e, per dirla con Munari, di “autoapprendimento attraverso il gioco”.

In virtù di queste caratteristiche richiede settimane se non mesi di progettazione, ricerca, confronto tra diversi specialisti affinché sia politically correct ovvero didatticamente valido, scientificamente verificato, bibliograficamente sostenibile. Non è da tutti naturalmente poter fare un distinguo tra un’attività laboratoriale ed un’altra ma, a fare da discriminante, non può che subentrare il soggetto proponente. E’ chiaro che le attività del MUBA o del MAXXI non lasciano margine di dubbio ma come regolarsi nella fattispecie di quei così detti laboratori proposti nei contesti più disparati e dai soggetti più impensabili? Non si tratta di questione di poco conto perché, è bene ricordarlo, ai “conduttori” di laboratorio vengono affidati dei BAMBINI non delle piante di fagioli. Ed i conduttori di laboratorio dovrebbero sentire forte la RESPONSABILITÀ DI TRASFERIRE NON SOLO COMPETENZE MA APPROCCI ALLA CONOSCENZA. E allora ecco un breve vademecum, una serie di suggerimenti per valutare la qualità del c.d. “laboratorio”

1) Chi fa cosa: informatevi sul soggetto proponente, associazione, cooperativa o altro, anche semplicemente attraverso internet e chiedete SEMPRE “chi” conduce l’attività: in caso di richiesta sono obbligati a fornire una scheda curriculare degli operatori che sono a contatto diretto con i bambini;

2) Contenuti: ogni laboratorio deve avere una scheda tecnica con la descrizione dell’attività, gli obiettivi, le sostanze ed i materiali utilizzati, durata, accessibilità. La scheda va consegnata o per lo meno esibita prima dell’attività;

3) Assicurazione: sebbene si operi normalmente in piena sicurezza, il pericolo è dietro l’angolo. Diffidate di chi non ha copertura assicurativa;

4) Servizi Igienici: verificate se ci sono, dove sono posizionati, all’interno o nelle vicinanze rispetto all’area laboratorio, se sono accessibili autonomamente dai bambini o se ci sono persone incaricate di accompagnarli;

4) Feedback: osservate lo stato emotivo del bambino all’uscita del laboratorio e chiedetegli immediatamente che cosa ha imparato: anche poche parole o atteggiamenti saranno un segnale importante.

Come recitava il buon Arbore, in tutt’altro contesto, “Meditate gente, meditate!”

 

di Silvia Sfrecola
babycampus EDUTAINMENT